"Asap, dolce asap. Ti vedo fiorire negli interstizi di email frettolose ma non brusche; ti sento pronunciare da labbra a cui non sono estranee né la cortesia né la consuetudine con altre espressioni in stile, per dirne una: "acca ventiquattro". Mi prometti sollecitudine, nei limiti delle possibilità, dolce asap; mi fai sentire compreso non solo nei miei problemi ma anche nella loro urgenza. Significhi esattamente la stessa cosa dell'odioso "attenda in linea", ma ne rovesci la colorazione affettiva: da "non ho tempo per te" a "non appena avrò tempo per te". Non metti cioè l'enfasi sull'impedimento ma sulla certezza che prima o poi l'impedimento, come tutte le cose umane, cesserà e allora sarà bello, per chi ti pronuncia, dedicarsi a me."
Stefano Bartezzaghi,
"Asap"
(Aleksandr Savichev photography)



















