Disarmonia
Inevitabile. Sentirsi fuori tempo, fuori asse, fuori mondo.
Forse è la regola, più sei dentro le cose più ti senti dissonante.
Le cose se potessero ti escluderebbero violente.
Ma insisti e scegli la modalità d’azione allora, la trasversalità,
quella porzione di cielo alla quale appartieni.
E canti la dissonanza, la mancanza, la fame.
L’indice di gradimento non ti importa,
rischiando di rimanere allo specchio,
potentemente sola (per citare la Marion di Wenders):
lo fai, decidi di muoverti nelle retrovie,
di cercare altrove le verità
che in maniera ostinata ti sbattono in pieno viso.
Non ho mai scritto per riempire un foglio,
non ho mai vissuto per riempire un giorno.
Semmai ho tentato, tento di darmi un senso,
di approntare nuove domande, incertezze,
con il bene placido della “stonatura”.
Forse tutto nasce da lontano, su di un pentagramma,
adolescenza, scuola, ritmo… ed un fa diesis.
Esattamente la nota che in sé è sfocata,
ma nel totale è una luce diversa,
forse più nuova, direzionale, fioca, evidente.
Ad oggi mi rendo conto che mi importa, nei dettagli,
cercare il buio.
Come nella “Vocazione di San Matteo” del Caravaggio.
L’Artista lo sottolinea,
ogni vocazione nasce improvvisa ma preceduta dal nero,
in senso umano, e pittorico.
Tutto nasce dal buio,
in principio tutto è oscuro.
Irene Ester Leo