Non esistono atti della carne e atti dello spirito, amori erotici e amori sentimentali. Il divino e l’infernale, il puro e il torbido, il morale e l’immorale, il sublime e l’infimo, sono sempre intimamente connessi. Possano le parole, la poesia e la fotografia, continuare a lungo nel dirigere, dalle loro diverse prospettive, il desiderio e gli atti viziosi, il sacro e il profano, in tutta la loro nobiltà. Dal cielo, attraverso il mondo, fino all'inferno... se vorrete.
29/09/24
27/09/24
Chissà perché ci si appassiona tanto alle fotografie, certi che restituiscano sempre la verità al tempo. È più entusiasmante affidarsi al ricordo intimo, che è meno crudo e si addolcisce col passare degli anni.
Non ferma il tempo, una foto. Ma un respiro del tempo, sì.
“Pietra dolce”,
Valeria Tron
26/09/24
L'amore prima di essere una relazione esterna è l'instaurazione del rapporto con la parte più profonda di sé.
Se incontriamo l'altro senza aver maturato in noi un rapporto d'amore con l'universalità in cui siamo immersi, stiamo semplicemente usando l'altro come oppiaceo per la sofferenza che deriva dalla nostra incapacità di abbracciare interamente noi stessi.
L'amore non è fuga, è presenza, risveglio di Sé.
Io amo nel momento in cui non ho bisogno dell'altro per accettare me stesso. L'altro non può perfezionarmi.
L'amore è condivisione della propria reciproca interezza, volontà comune di abitare quello spazio di luce generato dalla propria intrasferibile vulnerabilità all'ignoto.
Allora la relazione perde i suoi connotati di lotta tra due corpi separati e diventa Preghiera, Incontro, Infinitezza, Celebrazione della Gioia nel tempio dell'Esistenza.
Enrico Avveduto
24/09/24
Noi
abbiamo l’allegria delle nostre allegrie
e abbiamo pure
l’allegria dei nostri dolori.
Perché non ci interessa la vita indolore
che la civiltà del consumo
vende nei supermercati.
E siamo orgogliosi
del prezzo di tanto dolore
che per tanto amore abbiamo pagato.
Noi
abbiamo l’allegria dei nostri errori
dei ruzzoloni che provano la passione
dell’andare e l’amore verso il cammino.
Abbiamo l’allegria delle nostre sconfitte
perché la lotta
per la giustizia e la bellezza
vale la pena persino quando si perde.
E abbiamo sopra tutte le cose
l’allegria delle nostre speranze
mentre impazza la moda del disincanto
ora che il disincanto è diventato
un articolo di consumo massivo e universale.
Noi.
Eduardo Hughes Galeano
23/09/24
E io che non so, l'altra sera devo aver mormorato “non capisco”, non perché non capissi, ma perché ho avuto paura, ho ancora paura. Una paura verso cui precipito, pieno di desiderio, già immerso nell'oblio futuro. Crolla la distanza e crolla tutto, i miei impegni, le mie regole. Io e te, così nudi, uno di fronte all'altro. Questo sesso maledettamente serio, il piacere che cerchiamo di afferrare come fosse un meccanismo, un pezzo nascosto nella carne, e poi finisce facendo di noi due spossati, affiancati dall'intento comune, ma ormai svuotati.
Soddisfatto o deluso, il desiderio è scomparso e nella penombra, sulla soglia, guardo il tuo corpo in cui amo la vita e di cui temo sempre la morte e, là davanti, più vicino delle tue labbra che bacio, il nulla che corre comunque incontro, da tutte le parti. L'amore che è eco della morte, la morte che è eco dell'amore.
Ci aggrappiamo al corpo di un altro per paura di quello che non capiamo del nostro.
Enrico Palandri,
“L'altra sera”
22/09/24
Separare il tatto dalle mani
verso un repertorio differente
di esercizi di sottrazione.
Toccare solo la tua voce
Poi: solo il tuo odore
Poi: solo la tua luce.
Poi:
l’incompiuto in tua presenza
non conoscere.
E calzare di nuovo il tatto
per toccare il tuo corpo
per toccare nella tua nudità
la nudità stessa della nudità.
Ulalume González de León
20/09/24
Noi non cresciamo, in assoluto, in sintonia
con lo scorrere del tempo.
Cresciamo a volte in una dimensione e
non in un’altra, in modo discontinuo.
Cresciamo in modo parziale.
Siamo relativi.
Siamo maturi in un ambito,
infantili in un altro.
Il passato, il presente e il futuro
possono mescolarsi e trascinarci indietro,
avanti o bloccarci nel presente.
Noi siamo composti di strati, di cellule,
di costellazioni.
Anaïs Nin
19/09/24
Non ti vedo. So bene
che sei qui,
dietro una parete fragile
di calce e di mattoni, alla portata
della mia voce, se chiamassi.
Ma io non chiamerò.
Ti chiamerò domani,
quando ormai non vedendoti,
immagini che ancora
tu sia qui, accanto a me,
e che basti oggi la voce
che ieri ho trattenuto.
Domani… quando tu sarai
al di là di una
fragile parete di venti,
di cieli e di anni.
Pedro Salinas
17/09/24
Solo dicendo quelle parole, “Noi non abbiamo una storia”, ne avevi creata subito una; avevi appena gioiosamente istituito lo stato delle cose.
(A dire il vero, niente nella loro relazione suggeriva che avessero una relazione. Il che era una cazzata colossale a pensarci. In che altro modo si poteva definire una situazione in cui due persone avevano sintonia? Sono in sintonia con te, e tu sei in sintonia con me, ma non siamo in sintonia? Frasi fatte.
Ma non è questo l'obiettivo di una relazione clandestina? Illuderti che andrebbe diversamente con qualcun altro?).
“La coppia felice”,
Naoise Dolan
14/09/24
Ma quello che mi chiedo, quello che veramente mi tormenta, è una cosa in particolare: il sesso.
Quella voglia, quel bisogno primario, il solo atto che ci ricongiunge con noi stessi, la consapevolezza di appartenere al mondo animale, quella forma suprema di egoismo che contiene contemporaneamente anche l'altro, l'urgenza di darsi per tenersi e non andare alla deriva. La geometria dei corpi che si «accoppiano», perché da due si fanno uno: questo è il solo grande mistero della carne che conosco. L'intelligenza dei sensi, l'impermanenza del piacere che va ogni volta ricercato dal principio, il miraggio del possesso che si realizza solo per i pochi attimi in cui si corre insieme verso una meta che non è mai raggiunta una volta e per sempre.
Ecco, se potessi riavere indietro una sola cosa tra quelle che ho perso per la strada verso la vecchiaia, sai quale sarebbe? Vorrei riavere indietro il desiderio!
Non il sesso, vedi bene, di quello ormai non saprei che farmene, e poi per il sesso ci sono le pilloline che puoi comprare in farmacia. No, no: io parlo proprio di quella voglia che ti strappa a te stesso per riconsegnarti cambiato: ho perso la grammatica del desiderio, come se con avessi più il bottone rosso nella testa, non so se riesco a spiegarmi.
“Grande meraviglia”,
Viola Ardone
13/09/24
Come ti dirò quanto sia sublime
Quello che io sento e che ho per te
E dentro me si imprime
Come ti dirò
Di strapiombi e cime
Di chi esprime a stento ciò che ha in sé
Le prime parole o i versi a rime
Cosa ti dirò che non sia un pattume
Mille e mille volte detto già nel mio romanticume
Cosa ti dirò letto sotto un lume
Nel volume di banalità un solo barlume di verità
La sorte di un fiume che nel suo mare va
Come ti dirò? Non lo so come
Se mi sbaglierò dopo il tuo nome
Che ti metterò di soprannome
Come? Come?
Come ti dirò quanto mi preme
Se rifuggirò da frasi sceme
Che mi inventerò per stare insieme
Insieme come?
“Come ti dirò”,
Claudio Baglioni
12/09/24
Piano piano si andava riempiendo il vuoto di tutti gli anni in cui non s'erano visti. La crepa si richiudeva sbiadendo le memorie di ognuno, come fossero divagazioni inessenziali al loro racconto. Claudio scoprì con lei la sacralità dell'arte di amare, che può esercitarsi appieno solo nell'assenza di sé, lontano da quello spirito di risarcimento con cui i deboli, amando, si consolano.
“Fantasmi”,
Vincenzo Cerami
10/09/24
09/09/24
08/09/24
“Dammi una mano
Non mi riconosco più
L'avrai capito anche tu
Certe volte ho paura, sai
Di non cambiare
Di non cambiare più...
Te lo giuro
Non l'avrei detto mai
Mai con nessuno
Mi vergogno
Di parlarne anche con te...
Te che non so chi sei.”
Luca Carboni,
“Persone silenziose”
07/09/24
C'è un'ora del mattino in cui le luci della città si spengono tutte insieme, in un unico momento. Come fosse un'unica stanza, come se ci fosse qualcuno che si alza, raggiunge l'interruttore, si spegne e torna a sedersi. Non si sa di preciso quando succede, dicevi. Bisogna restare fermi davanti alla finestra a guardare, non distrarsi, non fare pensieri, che i pensieri sono come le mani di qualcuno che ti arriva da dietro e ti copre gli occhi, non ti fa vedere più. Ma tu eri un pensiero che ormai non facevo più, mi venivi in mente ogni tanto, come una cosa che fa parte della vita di un altro.
“Se consideri le colpe”,
Andrea Bajani
05/09/24
Così fa il destino: potrebbe filar via invisibile e invece brucia dietro di sé, qua e là, alcuni istanti, fra i mille di una vita. Nella notte del ricordo, ardono quelli, disegnando la via di fuga della sorte. Fuochi solitari, buoni per darsi una ragione, una qualsiasi.
“Castelli di rabbia”,
Alessandro Baricco
04/09/24
Desideravo vederti:
desidero la fantasia dei tuoi capelli
a inaugurare grida
di libertà in ore troppo lente;
la rivolta dei tuoi polsi terrestri
che muovono inizi di bandiere,
e accusano l'indugio, la disperazione
cauta, il tempo.
Mi occorre l'urlo d'uno sguardo,
ed oltre la violenza del tuo esistere
io esigo il gesto d'un tuo riso.
Giorgio Manganelli
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